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San Francesco d'Assisi
A qualche chilometro dalla Città, sulla via che mena a Luco, ci si imbatte nella chiesa di S. Maria in Vico, e nel convento dei Frati Cappuccini, costruito dalla pia devozione degli Avezzanesi al tempo dei nostri padri, e assai frequentato dalla gente invocante il patrocinio della Vergine Maria. Poco avanti a detta chiesa, costruita sul modello di S. Maria di Loreto, a meta strada, si trova un’altra chiesa, anche questa frequentata da un gran numero di fedeli: vi si ammira una bella statua in terra cotta, raffigurante la Vergine col Bambino in grembo, variamente ornata d’oro e di altri colori: coloro che la venerano godono, secondo quanto affermato da diplomi di Sommi Pontefici, di indulgenze (uguali a quelle che si usufruiscono) nella lateranense basilica papale. 
  
All’intorno la campagna, per lunga estensione, ammirevole per spazio e fecondità, produce frutti scelti d’ogni genere e legumi, benedetta da Cerere e da Bacco, come quella che trabocca per abbondanza di frumento e di noti vini: questi, parte si lasciano crudi, parte si lasciano fermentare nei tini, ad uso dei nobili; parte vengono resi più robusti con una leggera cottura, poi si lasciano invecchiare biondi, bianchi, rossi, e vengono venduti ai vicini ed anche esportati a Roma, come afferma Baccio nel suo V libro sui vini d’Italia. 
 
Vuoi per l’aria spirante dal lago, vuoi per la dolcezza dei colli, qui la terra, come e feconda di ogni genere di cereali, cosi e abbondante di vigneti, che danno origine a vini sceltissimi, di cui i biondi poco o nulla invidiano i chiari, i rossi poco o nulla la vernaccia napoletana. V’e anche abbondanza di canapa, in questa campagna, inferiore al lino non per bonta, ma solo per quantità, per colpa dell’inerzia dei cultori: la canapa ad essi sarebbe utile come il vino e oltre i verdeggianti ulivi, i quali in ogni tempo sono utili ai vicini. (Febonio, libro III, cap. IV) 
  

La Madonna di Vico
Presso la chiesa dei Cappuccini di Avezzano e conservata una stupenda Madonna, detta comunemente di Vico. All’infuori della certezza dell’esistenza del quadro e degli studi che possono farsi su di esso, il complesso delle notizie pervenuteci da altre fonti (tutte facenti capo, del resto, al Febonio) sanno molto di leggenda. Il Febonio, nel suo terzo libro della storia del Marsi, ricorda, annaspando nel passato, una Città detta Penna, sita in località corrispondente ai nostri giorni a Luco dei Marsi. Una Città che sarebbe esistita tra il secondo secolo dopo Cristo ed il IX, quando andò distrutta da una ben furiosa escrescenza del Fucino. Il condizionale da noi usato si riferisce all’epoca, non all’esistenza della città, documentata in un documento letto dal Febonio nell’archivio della chiesa di S. Bartolomeo. In Penna esistevano, prima della distruzione, almeno tre chiese: una dedicata a S. Vincenzo, un’altra al Santo Padre, e una terza dedicata a Santa Maria, dove trovavasi una immagine della Madonna col Bambino, molto venerata dagli abitanti della cittadina. Narra il Febonio: « ... nella notte in cui l’impeto dell’infuriato lago devasto gli abitati, l’acqua raggiunse il tetto della chiesa: per cui gli abitanti si disperavano sinceramente per la scomparsa nelle acque della immagine della Vergine e mentre non si illudevano di poterla ripescare fra le onde, essendosi rifugiati nella vicina chiesa di S. Vincenzo, cola sull’altare maggiore la veneranda immagine ritrovarono miracolosamente quivi trasportata... Si tratta dell’effige della Madonna col Bambino e i volti di S. Benedetto e S. Vincenzo ottimamente dipinti. Il quadro a questa nostra patria poi (Avezzano), per volontà di Dio passo, precisamente al villaggio di Vico, annesso al territorio di Avezzano, quivi trasportato furtivamente o per altra occasione. Famosa (detta immagine) per i miracoli, con grande devozione dei fedeli oggi e venerata nel convento dei Cappuccini, detto di S. Maria in Vico». 
 
Il Convento di S. Maria in Vico, di cui parla il Febonio, corrisponde all’incirca al luogo nel quale sorge ora la chiesetta di S. Antonio, presso il cimitero vecchio, a qualche chilometro appena da Avezzano, ed era curato dai Frati Cappuccini. Nel terremoto del 1915, l’immagine fu ritrovata fortunatamente tra le macerie del convento da persona giusta, cioé, intenditrice d’arte, e trasportata a Roma, restaurata e conservata nel Museo di Palazzo Venezia, restituita infine ai nostri Frati Cappuccini, che ora gelosamente la custodiscono nel nuovo Convento, in via dei Frati. Qui citiamo la descrizione dell’immagine, fatta da Giovanna Palma, per il volume Architettura e Arte nella Marsica, Vol. II, della Sovrintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici e Storici per l’Abruzzo: « Dipinto su tela incollata su tavola, cm. 97x63, A. ignoto, sec. XV. L’ignoto artista dimostra familiarità con le raffinate cadenze dell’arte senese; la Vergine, pur ripetendo il tradizionale schema iconografico, affascina per la sua serena dolcezza e profonda espressività. 
 
Ella non e più la stilizzata figura bizantineggiante, ma una signora raffinata, con gli occhi dolci dal taglio allungato e dal sorriso appena accennato, che al severo carattere sacrale delle Madonne precedenti unisce una nota di grazia sottilmente mondana. Il linguaggio figurativo fatto di linee fluide e sinuose, semplici eppure elegantissime, l’accurata trattazione dei particolari, il modulato panneggio del manto esprimono la perizia e le conquiste tecniche raggiunte da un artista che pure si muove in un ambito ristretto e provinciale. Le rilevanti qualità stilistiche... fanno del dipinto in oggetto l’opera più rappresentativa nel panorama dell’arte pittorica marsicana del secolo quindicesimo». 
 
Nella ipotesi, aggiungiamo, che suoni limitativa quest’ultima frase, noi ci permettiamo di correggerla: la nostra Madonna di Vico e rappresentativa non solo nel panorama dell’arte marsicana, ma lo e nel panorama dell’arte tout court per il periodo che collega il Medio Evo al Rinascimento e tutto quanto oggi si suol dire della nuova concezione della natura, caratterizzante tale passaggio, la nostra Madonna lo riassume benissimo: la figura e semplicemente bella, nei colori sottilmente armonizzati e l’elemento naturalistico delicatamente accentuato rispetto a quello precedente spiritualistico, nulla compromette del divino poco fa privilegiato: il ritmo dello stil nuovo, insomma, ancora non molla in questo nostro eccezionalissimo pittore ignoto. Che se poi potessimo o dovessimo (e perché no?) dar credito alla narrazione del Febonio, allora, stando alla testimonianza di questa ”Madonna di Vico”, potremmo dire che il primo apparire delle forme moderne della pittura, in Italia, si devono ad un ignoto pittore, forse marso, vissuto molti, ma molti anni prima di Cimabue e di Giotto. 

 Avezzano Guida alla storia e alla città moderna

 

 
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