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PIETRAQUARIA ( Santuario di Pietraquaria )
Giovanni Pagani  maggiori info autore
Il monte, alle cui falde l'odierna città estende l'estremo suo lato verso occidente, custodisce memorie tante e sì dolci da rendersi sacro al cuore di tutti gli Avezzanesi. I suoi dossi erano, una volta, completamente verdeggianti di densa ed alta vegetazione di faggi, di querce e di castagni. Dopo la totale sparizione delle vecchie piante, a causa principalmente della scarsa discrezione dell'uomo e per l'insufficiente difesa del patrimonio boschivo, trascorse qualche secolo; ma oggi il versante fucense, di cui qualche parte è resa coltivabile, si presenta coperto di migliaia di pini specialmente verso la sommità e nelle zone più vicine al Santuario, grazie alla provvida e vigile opera della Forestale.
 
La sua costituzione è di natura calcarea solida, ed ha fornito abbondante materiale per la costruzione dell'antica e della nuova Avezzano. E' chiamato Salviano e tale nome ha fatto diffondere negli scrittori di storia marsa l'opinione che la sua origine sia dovuta alla presenza abbondante e rigogliosa della pianta, che si chiama salvia (salvia officinalis), la quale specie di erba è un suffrutice perenne delle labiate, con fusto eretto e pelosa, con foglie rugose, consistenti ed ovali, i cui fiori sono violacei ed irregolari; è odorosa e viene adoperata per aromatizzare le vivande e per usi medicinali; infatti, un tempo, le furono attribuite virtù medicamentose mirabili. Ma Vincenzo d'Arpizio (1), riferendosi a quanto detto dal Pansa nella sua opera citata " Miti, leggende e superstizioni d'Abruzzo ", e precisamente nel capitolo " La toponomastica leggendaria dell'Abruzzo e Molise derivata da fonti epigrafiche", ritiene di poter offrire un'altra ipotesi etimologica sul nome Salviano.
Da rinvenimenti di epigrafi nella Marsica si nota che, con una certa frequenza, ricorre nelle iscrizioni il nominativo della famiglia o gens Salvia (2), titolo del resto comune nell'Italia centrale. 
   
Tali risultanze conducono a pensare che nell'altura descritta siano esistiti una villa, o un sepolcro o altro possedimento della gens Salvia; sicché l'antico uso romano di determinare il dominio privato col nome del legittimo proprietario, al quale nome veniva aggiunto l'apposito suffisso, avrebbe portato il titolo della " gens Salvia " a fornire la denominazione di Salviano al monte, su cui sarebbe esistito un podere o qualsiasi altro bene della detta gens. A sostegno di questa tesi si soggiunge che il nominato Pansa, illustre scrittore sulmonese, afferma che, secondo tale concetto si spiega l'origine di oltre trecento nomi di luoghi della regione meridionale. E' evidente l'attendibilità che viene offerta dall'opinione espressa dal D'Arpizio, muovendo essa da un fondamento scientifico; tuttavia non è possibile escludere a priori l'altra, per quanto sia palese il suo carattere piuttosto congetturale. Sul detto monte, odoroso di salvia e di timo, sorgeva un tempo un castello, intorno al quale quasi appollaiate si stringevano varie case, formando cosi un paese, che si chiamava Pietraquaria. 
   
L'etimo di tale nome e l'origine del paese tuttora non offrono facilità di spiegazione sicura ed esauriente. Circa il suo significato etimologico si può, intanto, dire che la credenza popolare ha sempre preferito ricercarne il motivo nella grande pietra o cima rocciosa, ove era posto l'abitato, dal seno della quale pietra scaturivano in gran copia " chiare, fresche e dolci acque " . Ma questa rimane pur sempre una pura e semplice credenza, perché nessuna traccia di sorgente è stata mai rinvenuta sul luogo e nelle adiacenze. Il nome, in qualche atto, agli inizi del secolo scorso, appare anche scritto in forma lievemente diversa, come Pietracquaria, Pietraequale e Petraquarola: in Febonio (3) però risulta chiaramente Petraquaria, in lingua latina, e ciò dimostra che le altre dizioni non sono che accogliere la spiegazione, con cui si ritiene che il termine " pietra ", indicante la base rocciosa del paese, funga da prefisso, mentre l'altro " aquarla " provenga da " aquarlum ", di cui si dirà tra poco.
 
Fin dal medioevo infatti, ed anche in tempi più antichi, molti paesi ebbero il nome con il prefisso " pietra ": si possono citare ad esempio Pietrasanta, fondata ai primi del secolo XIII, in provincia di Lucca, Pietraperzi . a sorta anteriormente all'occupazione normanna, in provincia di Enna, Pietrabbondante, i cui signori nel secolo XII discendevano dal Conti dei Marsi, in provincia di Campobasso, Pietrasecca di Carsoli già esistente nell'anno 1188, citata nella stessa Bolla di Clemente III, Pietradefusi in provincia di Avellino, Pietramarazzi . in provincia di Alessandria, e tanti altri paesi in ogni parte d'Italia, tutti medioevali o più antichi. Circa il secondo termine poi si può dire che un " aquarium " sembra essere esistito realmente nel paese, stando alle risultanze, evidenti fino ad alcuni anni addietro: fra i ruderi dell'abitato, sito sulla grande roccia o pietra, sono stati sempre notati dei vani, le cui pareti erano levigate e ricoperte di un intonaco colorato in rosso, assai resistente, avendo conservato attraverso tanti secoli la vivacità e la lucentezza del colore; l'intonaco aveva forse la funzione di rendere impermeabili le pareti, sicché i vani costituivano cisterne per la raccolta dell'acqua piovana. 
 
A tal punto è bene riportare il passo seguente, tratto dalla interessante monografia dell'illustre storico concittadino Tommaso Brogi (4): "Ad avvalorare questa ipotesi non è fuori luogo ricordare che, ad esempio, anche gli argini del laghetto artificiale che circondava per tre lati l'antico Castello di mare dolce nel pressi di Palermo, erano rivestiti da un intonaco rosso simile a quello delle così dette camere di Pietraquaria". Orbene, la questione del nome pare che possa considerarsi risolta, specie se la natura ipotetica della soluzione riesca a soddisfare quanti hanno coscienza della difficoltà di averne una più convincente. Il paese doveva essere antico, per quel che dice il Febonio nella sua opera maggiore: " Il monte ed il piano una volta erano popolati da gran numero di vichi, le vestigia dei quali ancora si vedono ovunque, e quello che scomparve per ultimo fu Pietraquaria, posto sopra una cima fra i paesi di Avezzano e di Cese " (5) 
 
E' probabile che il suo primo apparire dovesse rimontare all'epoca imperiale romana, e tale opinione viene in qualche modo confortata dal Brogi, il quale nella monografia citata scrive che al primi della seconda metà dell'Ottocento, durante uno scavo eseguito presso la chiesa di Pietraquaria, nel versante che guarda il Fucino, fu rinvenuta una testa scolpita in pietra locale, rozzamente lavorata, rappresentante una figura d'uorno giovane con una papalina o cappuccio sul capo; che tale scultura venne giudicata opera della decadenza dell'Impero, e " si disse plausibile testimonio dell'esistenza fin d'allora di Pietraquaria " (6). Ad ogni modo è certo che, nel secolo XII, era un paese di una certa importanza ed era il centro dei Casali, che sorgevano vicini sulla montagna, come San Pietro, San Giovanni, La Costa con la chiesa di San Basilio, Colletto con la chiesa di San Silvestro; Collalto, Pandoli e S. Giusta (7). 
 
Dipendeva dalla Contea di Albe, e due documenti dell'epoca, già citati in precedenza, cioè il Catalogo dei Baroni" del Regno, compilato nel 1187 per ordine del Re normanno Guglielmo II, detto il Buono, e la Bolla del papa Clemente III del 1188, comprovano la sua importanza. Nel Catalogo si legge che Pietraquaria doveva fornire al Re, per la spedizione in Terra Santa da lui progettat.a, cinque soldati, oltre l'aumento e gli inservienti, mentre tutti gli altri paesi, compreso Tagliacozzo, ne davano meno di cinque, ad eccezione di Celano, capo del Principato della Valle Marsicana, come si chiamava allora questo grande feudo, che ne dava 15, Pescina capo della Diocesi 8, Ortona dei Marsi 8, Venere 5. Pietraquarla pertanto risultava fra i paesi più popolati ed estesi del Principato, essendo il numero dei soldati ripartito secondo la rendita, che senza dubbio era in rapporto al territorio ed alla popolazione. 
  
Il Brogi (8) inoltre osserva che i feudi, descritti nel Catalogo dei Baroni del Regno, ammontavano al numero di 1927, dei quali soltanto dodici erano tenuti a fornire da undici a venti soldati, 56 da cinque a dieci ed i rimanenti da uno a quattro. Pietraquaria pertanto, che ne forniva cinque, era compresa fra 1 68 feudi di maggiore considerazione nel regno normanno. Nella Bolla di Clemente III, mentre si confermavano al Vescovo Eliano le rendite ed i beni concessi alla Diocesi dei Marsi dai Pontefici, dai Re, dal Principi e dal devoti, venivano indicate tutte le chiese appartenenti a Pietraquaria, tra le quali risultano scritte quelle " S. Mariae, S. Joannis, S. Petri Aquaria ". Però le chiese di San Pietro e di San Giovanni, secondo quanto avverte il Brogi, sorgevano nei Casali omonimi, vicini a Pietraquaria e da essa dipendenti come se fossero frazioni, e la sola chiesa di Santa Maria esisteva entro il paese. La locuzione " S. Petri in Aquaria" della Bolla suddetta fece nascere l'ipotesi sulla derivazione del nome di Pietraquaria, mentre in realtà con Aquarla si intendeva indicare la contrada e con Pietraquaria il paese, che fu centro della popolazione sparsa nei casali sopra il monte Salviano (9). 
 
Può darsi che riguardo all'argomento il Brogi sia sul vero, facendosi forte della testimonianza del Febonio, il quale enumera distintamente i casali nominati (10). Rimane dunque accertato che in Pietraquaria, da tempo remoto, esisteva la chiesa di Santa Maria, che era venerata nel quadro restaurato di recente, posto sull'altare maggiore, ed è stato fra l'altro tramandato, come appariva da una pergamena dell'anno 1779, una volta conservata nel convento (11), che Ruggero Conte di Albe, vissuto verso la fine del secolo XII, l'ornò di ricchi doni. Nel periodo compreso tra i secoli XII e XVII su Pietraquaria, non si posseggono notizie, che non abbiano scaturigine da tradizione o da leggenda: ma è certo che il paese scomparve, al pari di tutti i casali sparsi sui versanti del Salviano, e tale scomparsa ha destato sempre meraviglia grandissima per quel senso di arcano con cui è stata tramandata. 
 
Quale feudo del Conte d'Albe, che apertamente era dalla parte di Corradino di Svevia, non mancò di sostenere il suo signore ghibellino: non dovrebbe quindi esservi dubbio che l'ira vendicativa di Carlo d'Angiò si abbatte inflessibile su Pietraquaria: lo lascia credere, sopra ogni altra cosa, la terribile devastazione di Albe medesima, avvenuta ad opera degli angioini subito dopo la battaglia di Tagliacozzo. Si deve inoltre ricordare che il Re Carlo, partendo da Avezzano la mattina del 3 settembre 1268 per raggiungere Tagliacozzo, non senza ragione volle seguire il percorso del Salviano; dovette necessariamente toccare Pietraquaria per attraversare poi Cese, donde continuò il tragitto nell'intento di compiere un giro di ispezione e di riordinamento dei feudi nella Marsica, come si desume dal diplomi, che rilasciava nel vari paesi, ove faceva sosta (12). Nulla perciò vieta di prestare credito all'opinione, secondo la quale i Pietraquaresi e gli abitanti dei casali del Salviano, per punizione, furono obbligati dal Re ad abbandonare le loro sedi, le quali col tempo andarono in rovina: dalla tradizione poi si è appreso che essi si riversarono per la maggior parte in Avezzano, che nella seconda metà del secolo XIII segnò anche per questo fatto, un considerevole aumento di popolazione. 
 
In mezzo a sì grande sventura, nell'animo dei profughi, affranti dal dolore per la perdita delle case natali, continuò viva la venerazione per Maria Santissima di Pietraquaria, la cui immagine era rimasta miracolosamente intatta fra le mura diroccate della chiesetta. La devozione intanto si diffuse fra gli altri abitanti di Avezzano, radicandosi in tutti sì fortemente, che venne trasmessa di padre in figlio con amore e sentimento tali da giungere fino a noi inalterata e possente. 
  
Intorno al 1840 fu progettato di ampliare ancora di più la chiesa e costruirvi un piccolo convento, e non pochi anni di intenso lavoro e di lodevole interessamento da parte di cittadini benemeriti e dell'Amministrazione di Casa Torlonia occorsero prima che il desiderio di tutti venisse soddisfatto; solo nel 1881 sorse la chiesa, che si può ora ammirare sul Salviano. L'abside e la nuova sagrestia furono costruite a spese del principe Torlonia, il pavimento fu eseguito per l'offerta della casa Tittoni di Roma. Il piccolo convento si poté ottenere con una modifica del vecchio alloggio, in seguito a distribuzione più razionale dei vani, che vennero accresciuti nel numero di uno in ciascuno dei due piani; recentemente poi la costruzione è stata ancora migliorata. Dieci anni dopo, cioè nel 1891, venne istituita la Confraternita di Maria Santissima di Pietraquaria, il cui statuto fu approvato dal Vescovo dei Marsi; furono eletti a Priore onorario l'Avvocato Giuliano Brogi, a Priore effettivo Tommaso del Rosso, ad Asssitenti Francesco Falcone e Franco del Bove-Orlandi. 
  
La Congregazione, assistita dai Padri Cappuccini, continua a svolgere la sua funzione nel culto devoto di Nostra Signora di Pietraquaria. In epoche diverse, vari Pontefici, e precisamente Clemente XI, Clemente XIII, Pio VI, Pio VII, concessero qualche privilegio al Santuario e lo dotarono di indulgenze, accrescendone in tal modo l'importanza e rendendo più frequenti i pellegrinaggi da parte di altri paesi, anche lontani della Marsica. Il popolo di Avezzano fa ricorrere, di consueto, la festa di Maria Santissima il giorno 27 aprile, e ciò forse a ricordo della grazia ricevuta il 27 aprile 1779; in detto giorno, per la prima volta, come si racconta, l'Effigie fu portata in processione solenne in Avezzano, mentre il popolo implorava Nostra Signora, per ottenere la pioggia, dopo lungo periodo di siccità, che minacciava terribili conseguenze quasi per l'intera Europa; le fervide preghiere furono esaudite, perché in quel giorno stesso piovve dal cielo, rannuvolatosi rapidamente, acqua benefica ed in gran copia. L'episodio è narrato nella pergamena citata, scritta in latino  nell'anno 1779 e conservata nel convento di Pietraquaria (14). 
  
Le feste più memorabili però si svolsero sempre nel mese di settembre. Ed infatti, il 16 settembre 1838 fu celebrata con stupenda solennità la cerimonia della incoronazione, che gli Avezzanesi avevano chiesto al Capitolo Vaticano, il quale accolse l'istanza, emettendo il rescritto, che si stima opportuno riportare tradotto: " Estratto della riunione capitolare, il 2 settembre 1838. Il Capitolo Vaticano acconsente per grazia, in conformità della domanda, dopo che, secondo il solito, ci venga trasmesso il quadro della Beata Vergine da servire per la Sacrosanta Basilica Vaticana, e le altre immagini da distribuirsi allo stesso Capitolo ed agli altri del Clero, compiute tutte le altre cerimonie, che si prescrivono nell'ordine da osservarsi per simili incoronazioni, ed, in luogo di uno dei Canonici della medesima Sacrosanta Basilica, ha deputato il Vescovo dei Marsi Mons. Giuseppe Segna, con facoltà di subdelegare un'altra persona costituita in ecclesiastica dignità. 
 
E manda al nostro Cancelliere per le spedizioni delle solite lettere. S. Bellio, Canonico Segretario". Grande fu il concorso di gente e meravigliosi i festeggiamenti: il Vescovo dei Marsi celebrò il pontificale con l'assistenza di un canonico del Capitolo Vaticano, e due aurei diademi furono posti all'Effigie della Madonna e del Bambino. Nel 1882, per solennizzare la compiuta riedificazione della chiesa, dal 10 al 14 settembre ' ebbe luogo in Avezzano un'altra grandiosa festa, alla quale intervennero eminenti ecclesiastici, quali il Cardinale Ricci-Parracciani ed i Vescovi di Rieti e di Veroli. E successivamente nel 1889, dal 6 all'8 settembre, vi fu la celebrazione del cinquantenarlo dell'incoronazione, con l'intervento del Vescovo dei Marsi, Mons. Enrico De Dominicis e dell'intero Capitolo Cattedrale; predicò il celebre padre Agostino da Montefeltro. 
 
La festa poi del settembre 1899, durante la quale fu graditissima la presenza dei principi Torlonia, fa tornare alla memoria dei pochi vecchi Avezzanesi superstiti la inaugurazione della Villa Torlonia e della monumentale fontana. - Molti ricordano l'ardente manifestazione di ringraziamento che, il 27 aprile 1919, i Reduci della prima guerra mondiale fecero a Maria Santissima di Pietraquaria per il loro ritorno vittoríoso, portando la sacra Immagine a metà monte; e dopo qualche anno, nel settembre del 1920,. con più completi e maestosi festeggiamenti, la portarono in un trionfo stupendo per le vie di Avezzano, non ancora ricostruita, per auspicio di immancabile prospera resurrezione. Nel settembre 1937, dal 5 al 10, in coincidenza della celebrazione del primo centenario dell'incoronazione, anticipata di un anno, il vescovo dei Marsi, Pio Marcello Bagnoli, inaugurò il primo Congresso Eucaristico della diocesi, al quale partecíparono il cardinale Marmaggi, il Patriarca di Venezia cardinale Piazza, il Capo dei Congressi Eucaristici ed Ordinario Castrense arcivescovo Bartolomasi, gli arcivescovi di Aquila e di Chieti, i vescovi di Fiesole, di Sora e di Sulmona. 
 
Straordinario fu il concorso di popolo da tutti i paesi della Marsica, da Roma, e da molti centri dell'Abruzzo e del Lazio, tanto che le spaziose strade della città contenevano appena la immensa moltitudine di convenuti, che consistettero in numerose migliaia. Anche in questa memorabile circostanza l'antica immagine fu portata in processione solenne per Avezzano e poi fu esposta alla venerazione dei fedeli, per dieci giorni, nella nuova Cattedrale dei Marsi, che per la prima volta era aperta alle sacre funzioni. 
 

 

Note
(1) Già menzionato in questa storia quale cultore di studi storici ed archeologici della Marsica. 
(2) Mommsen I.R.N. n. 5655.Avezzani in aed. de Mattheis.
(3) FEBONIO: opera citata - libro III, pag. 131.
(4) T. BROGI: Il Santuario ed il Castello di' Pietraquaria nella Marsica - Ed. Istituto Grafico Tiberino Roma 1954, ristampa riveduta ed ampliata, pag. 14.
(5) FEBONIO: opera citata - libro III, pag. 131 - (ecco il testo originario: "Mons, planusque olim vicorum multiplicitate frequentabantur; quorum adhuc vestigia ubique visuntur, postremus qui interlit Petraquaria in cacumine inter Avezzani Cesarumque oppida fuit ".
(6) T. BROGI: Il Santuario ed il Castello di' Pietraquaria, etc. - citata pag. 13
(7) FEBONIO: opera citata - libro III, pag. 131. 
(8) T. BROGI: monografia citata - pag. 20.
(9) T. BROGI: monografia citata - pag. -90 e 21. 
(10) M. FEBONIO: opera citata libro III pag. 131.
(11) E' riportata integralmente dal Brogi nella monografia su Pietraquaria, nota 15.
(12) Vedi pag. 208 di questo libro, note I' e 2'.
(13) FEBONIO: opera citata - libro III, pag. 131.
(14) Dal testo originale della pergamena: " ... Accidit autem hoc anno 1779 ut cum siccitas post hominum memoriam maxima universae fere Europae ingentes calamitates et morterri ipsam minaretur omnesque D.O.M. precibus fatigarent, iidem Avezzanenses solito in maximis difficultatibus perfugio usi ad hoc delubrum frequentissime accederent, et quinto Kalendas Majas praeviis emissis orationibus jejunisque, solemni ritu atque apparatu ipsam BN. Effigiem e monte in Ecclesiam Colleg. S. Bartholomei transferrent. Mirabile dictu! eodeni die de improviso turbato coelo tam copiose tainque salutaris pluvia in hisce regionibus cecidit... ".

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