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Il nome Avezzano
Giovanni Pagani  maggiori info autore

E' dato, di frequente, constatare che non solo gli uomini, ma anche le città rivelano viva ambizione (il ripetere una origine illustre, e quando non è possibile vantare un fondatore di segnalata mirabile storicità, si ricorre alla mitologia, ove non sembra difficile rinvenire un nume compiacente e ben disposto a cedere il proprio nome per intero o in parte, fornendo in tal guisa motivo idoneo a determinare una tradizione.
 
Si può affermare che non diversamente si è verificato per Avezzano, quando si è affacciata l'ipotesi che il nome della nostra città sia derivato dalla invocazione al nume bifrote "AVE-JANE", scolpita sul portale del tempio, dedicato a Giano, e che sorgeva sul luogo, ove molto tempo dopo fu edificata la grande chiesa di San Bartolomeo Apostolo: detta località era denominata il "Pantano", che, dopo vari secoli divenne la bella piazza, chiamata dal popolo con l'antico nome - piazza del Pantano - in seguito alla costruzione di numerosi palazzi.

Sicché molti (lei nostri storici hanno dedotto altresì che Avezzano sia stata eretta sotto gli auspici di Giano e che la sacramentale invocazione fosse servita a darle il nome.ale etimologia sembra, per la verità, la più accreditata presso i nostri storici e risale forse ad epoca (1) anteriore allo stesso nostro concittadino Muzio Febonìo (2), il quale nella sua celebre Historia Marsorum, parlando dell'esistenza, nella località Pantano, di un tempio, dedicato a Giano, cosi scrive: " ... gens ipsa ab illo originem trahere gloriabatur... Janumque ab eundo dictum, ex cuius salutatione sumpta occasione, AVE JANE, Aveanum nuncuparunt, etsi vulgato modo pronuncietur, scribaturque Avezzanum" (3).
 
Il Consigliamo, che segue il Febonio fino a riportarne in qualche punto la traduzione letterale, parlando del Pantano si esprime con una certa grazia: " ... dove appunto era innalzato il tempio al Dio Giano, onde la detta villa ebbe il suo nome di Pantano, quasi Pantheon lana E siccome dal tempio di Giano ebbe il nome Pantano, così dal saluto, solito farsi a Giano coll'AVE JANUM, sorti quello di Aveanum in latino, e poi dal volgo pronunziato e scritto Avezzano: onde è che gli Avezzanesi andar possono fastosi di una origine tale, che vanta il nome del più antichissimo Re d'Italia" (4). Ed il Di Pietro così dice: " Ivi esisteva il gran tempio di Giano Brillante, Dio italiano, come attesta Macrobio nei suoi Saturnali, in fronte al quale erano scritte le parole "AVE JANE", che han dato il nome al paese di Avezzano" (5).
 
Il Brogi, non diversamente dai precedenti storici conterranei, scrive: " ... nel luogo detto Pantano, oggi una delle piazze di Avezzano, v'era un tempio, dedicato a Giano, in fronte al quale era scritto "AVE JANE", don poi l'etimologia di Avezzano (6). Questa ipotesi è, senza dubbio, ricca di fascino e tanto poetica, da muovere l'estro della poesia latina di Cesare De Titta a comporre distici di solenne mestizia, sotto il titolo "Ave Jane", per commemorare l'immane sciagura del terremoto, che si era abbattuta sopra una delle più ridenti e moderne città dell'Italla Centro-meridionale (7).
 
Ma lo Sclocchi nella sua opera (8), manifesta al riguardo il seguente pensiero: " In mancanza di documento storico o monumentale di età sincrona, non mi è dato consentire nella opinione di chi asserisce che Giano, da vetusti scrittori detto primo re degli Aborigeni Latini e degli Etruschi, abbia in questo luogo anche avuto un santuario, e che dalla religiosa salutazione usatagli di Ave o Have jane derivato sia il nome di Avezzano ". In verità lo Sclocchi non afferma cosa inesatta, quando parla di mancanza di prove " di età sincrona ", che gli impedisce di aderire alla suddetta ipotesi etimologica, perché in Avezzano esisteva un tempio dedicato non a Giano, ma a Giove Statore che successivamente venne dedicato ad Augusto, come in seguito sarà dimostrato, in base a risultanze sia di documenti storici sia " monumentali ", usando un suo termine.
 
Da una etimologia sublime, divina, si può passare indifferentemente, secondo qualche storico dallo spirito ameno, a quella addirittura servile, che fa derivare il nome di Avezzano - niente di meno! - da " avanzo ", trasformato poi in Avanzano e quindi in Avezzano. Tale " avanzo " dovrebbe corrispondere, sempre nella fertile mente del detto storico, ad un folto gruppo di schiavi, che, già adibiti ai lavori del prosciugamento del Fucino o provenienti da tutte le prigioni d'Italia e destinati a battersi negli spettacoli cruentamente grandiosi
dell'inaugurazione dell'Emissario, scamparono alla tragica naumachia ed al combattimento gladiatorio su di un'arena a ponti, organizzati dal liberto Narciso, segretario dell'imperatore Claudio.
 
Non è difficile comprendere quanta mancanza di serietà presenti tale ipotesi etimologica; in primo luogo perché fonologicamente il nome " Avanzano " non si sarebbe potuto corrompere con tanta facilità in quello di Avezzano, anche se il popolo manifesta sovente naturale disposizione alle più strane pronunzie e quindi all'alterazione dei termini, in secondo luogo perché non risulta esistere il vocabolo "avanzo " e sue derivazioni nella lingua latina, che, come tutti sanno, era quella usata al tempo in cui furono compiuti i lavori del prosciugamento del lago Fucino. E' da notare ancora che non tutti i lavoratori, occupati nella detta opera, furono schiavi, perché settemila e cinquecento erano liberi ed appartenevano a varie categorie specializzate.
 
Nessun credito dunque si può prestare a considerazioni favorevoli a quest'ultima ipotesi etimologica, perché essa si dimostra destituita di ogni serio fondamento storico-filologico. E non è nemmeno possibile aderire incondizionatamente, oggi, all'idea di coloro, che fanno derivare il nome di Avezzano dal saluto religioso rivolto a Giano brillante, perché testimonianze più recenti inducono ad accettare con maggiore convincimento ben altra opinione. In verità, diverse ipotesi sono state fatte intorno all'etimologia del nome di Avezzano e varie altre se ne possono fare, delle quali tuttavia soltanto qualcuna è sorretta da ragioni plausibili. Se, prima di ogni altra cosa, si vengono a considerare le ipotesi, che, come quelle già esaminate, meno facilmente resistono alla logica ed alla evidenza dei risultati derivati da rigorose indagini, il campo della disamina rimane senz'altro libero da argomenti superflui e ingombranti, e si dà più veridica consistenza a quelle o più precisamente a quella - che offrono motivi di maggiore attendibilità.
 
Pertanto, procedendo nell'analisi delle altre ipotesi, si presenta per prima quella relativa alla denominazione Abetianum, che dovrebbe significare " abetala ", da abies-etis = abete. Questa è una pianta resinosa di alto fusto, appartenente alla famiglia delle conifere e che vegeta nelle alte montagne, resistendo alle forti nevicate ed al geli, non infrequenti nella nostra zona, anche al tempo del lago, che sovente gelava d'inverno, come è stato tramandato ed è stato più volte scritto. Sono memorabili, secondo le cronache, per tali congelamenti gli anni 1117, 1225, 1595 e 1862 (9). Inoltre va notato che, nel vocabolo Abetianum, la labiale b, nel linguaggio del nostro popolo, con tutta facilità può mutarsi nell'altra labiale v.
 
Nell'Enciclopedia Treccani però alla voce Avezzano (vol. V, pag. 634) dove figura anche il vocabolo Abetianum, esso, appena citato, viene subito scartato quale nome originario della nostra città con la seguente motivazione: " essendo la località fuori della zona dell'abete"; infatti nessuna notizia e mai pervenuta dell'esistenza di una abetaia nella zona avezzanese; tuttavia non si potrebbe escluderla a priori per i caratteri sia delle suddette piante che del clima locale, tanto più che la piovosità, richiesta per la vegetazione dell'abete, nei tempi antichi, data la evaporazione del lago, non doveva essere ridotta come ora. Il termine Avicianum, dalla espressione "ad Vicena" presso la Vicenna - richiama subito alla mente l'esistenza dell'antico pago Vicenna, che concorse alla fondazione della nostra città, secondo gli storici della Marsica, e che oggi corrisponde al rione ed alla contrada S. Andrea. - Di questo pago dice il Febonio: " Communeque omnium emporium Vicenna erat, ad quod viarum, quibus ad circumiacentia loca, iter pandebatur, concursus unitur " (10). La sua posizione centrale quindi fa rilevare che in quell'epoca doveva godere di una certa importanza.
 
Anche l'altro termine Avicanum dalla espressione " ad vicanos " - presso gli abitanti di Vico - ricorda l'esistenza di Vico, fra gli altri villaggi antichi come Vicenna; esso sorgeva a due chilometri circa dall'attuale Avezzano, presso il vecchio cimitero, che fu costruito nelle adiacenze della chiesa di Santa Maria di Vico, unico edificio sacro del villaggio suddetto, che rimase in piena efficienza fino al terremoto del 1915, e di cui diffusamente parla l'interessante monografia di Tommaso Brogi. Da Avicanum o Avicianum ad Avezzano la trasformazione è facile per quel lento lavorio di corruzione volgare da parte del popolo, incline per abitudine a storpiare nella maniera più cervellotica i nomi dei villaggi, delle contrade e dei fondi non solo, ma anche i nomi ed i cognomi di persone, famiglie, etc. Si può anche supporre un errore grafico di trascrizione, che, una volta verificatosi, sia venuto poi perpetuandosi attraverso documenti scritti, registri, atti notarili, etc. nel quali il paese venne menzionato. In uno scritto di Mons. Paoluzi Alessandro dal titolo " Ecatombe di villaggi pagani e cristiani nella Marsica " apparso in " Marsica ", numero unico del primo anniversario del terremoto del 13 gennaio 1915 (11), risulta, fra gli altri villaggi che si raggrupparono formando Avezzano, il villaggio denominato Avvio o Avio da Avius, che significa " distante dalla via, fuori di mano, senza via, etc ", quasi a voler indicare la condizione speciale del caseggiato impervio e malagevole.

L'uso particolare di tale aggettivo risale indubbiamente all'epoca imperiale, come appare dalle seguenti espressioni " montibus aviis " di Orazio, " Avia tum resonant avibus virgulta canoris " e " in montes sese avius abdidit altos " di Virgilio, " solitudines aviae " e " avia itinerum " di Velleio Patercolo, etc., ma a volte si rinviene anche in scrittori del periodo ciceroniano, come " nocturna et avia itinera " di Sallustio, ed in senso traslato " avius errat animus " di Lucrezio. All'aggettivo Avius si può riconnettere il nome Avianum o Aveianum di origine chiaramente latina, riferentesi al raggruppamento di vari villaggi, che formarono Avezzano, prevalendo nel denominarlo proprio l'Avius, che forse avrà costituito il primo nucleo del nuovo paese chissà per quali fortuite e favorevoli circostanze, divenendo perciò un centro abitato più importante fin dal primi secoli dell'era cristiana.
 
Dal Corpus I. L. del Mommsen come da tutta la tradizione classica, risulta che non poche famiglie romane portarono il cognome Avianus o Avianius, e che inoltre Avia, Aveia, Aviana, Aviania, ed Avitiana erano tutti cognomi che indicavano, sia pure con lieve alterazione fonetica e grafica, i discendenti della medesima Gens Avia. Tale gens Avìa avrebbe dato il nome, nell'epoca romana, alla città di Aveia appartenente all'agro vestino e corrispondente all'attuale paese di Fossa, vicino L'Aquila. Non può pertanto ritenersi improbabile che qualcuna di dette famiglie abbia posseduto terreni e ville in prossimità dell'attuale Avezzano; nel qual caso, tali beni avranno potuto prendere il nome gentilizio della famiglia proprietaria, passandolo, in prosieguo di tempo, a tutta la località adiacente, divenuta, frattanto, centro di molti abitanti e quindi paese di maggiore importanza. Dice Rosato Sclocchi: "L'indirizzo etimologico nelle ricerche delle origini dei paghi, borghi e città indicherebbe, in più altri luoghi di questa regione, poderi e ville romane, e tra queste un podere della famiglia Avea, ove poi sorse la sempre più fiorente città di Avezzano " (12).
 
Queste ipotesi son tutte possibili e non prive di qualche serio fondamento. Ma quello che rimane impossibile a spiegare è come dall'antico nome romano Avianum o Aveanum o anche Aveianum sia derivato il moderno Avezzano.
Tale nome presupporrebbe un Avitianus o Avettianus, come Abruzzo da Aprutium, Arezzo da arretium vezzo da Vitium, nozze da Nuptiae, prezzo da Pretium, etc. Anche in questo caso però potrebbe ricorrere l'eventualità di corruzione dei termini nel linguaggio plebeo, di cui si è dianzi parlato, potendosi al riguardo rilevare che nella bolla numeratrice delle chiese della diocesi dei Marsi, emessa il lo marzo 1115 da Papa Pasquale 11, figura il nome " Avuienum ", ad indicare proprio Avezzano, nel cui territorio si enumeravano le chiese di S. Andrea e di Santa Maria in Vico, fino al terremoto del 1915 ancora esistenti.

Frattanto non cade fuor di proposito tenere presente che anche il cognome Avitianus non è raro nella onomastica latina, specialmente nel periodo imperiale, come può riscontrarsi nel Corpus I. L. del Mommsen, innanzi citato. Difatti il detto cognome Avitianus, appartenente alla gente vettia di cui si dirà in seguito, è noto per un sigillo figulinario, impresso su embrice con iscrizione a rilievo T. VETTI AVITIAN, e, secondo il Garrucci, accanto ad Avitianus, esistono anche le forme Avius e Avidius (13). Nell'agro dei Marsi doveva trovarsi un'officina figulinaria dei Vettii perchè nei dintorni del Fucino fu rinvenuta una lucerna fittile con il bollo Vetti, come si apprende dal Fernique (14).

Qualche scrittore (15), cui non manca fantasia e felicità di espressione, ritiene che Avezzano ripeta l'origine del suo nome da un tempio di gente semitica, dedicato a Phorce, come era chiamato da Licofrone, antico poeta greco, o a divinità aventi altro nome; Phorce era il Fucino, che veniva adorato quale dio dal suoi rivieraschi, " e ne abbiamo la famosa lapide avezzanese che dice i voti fatti al nume " (16). Il De Vecchi Pieralice così conclude il suo scritto circa l'etimologia del nome di Avezzano: " detto come dovevasi dire il tempio da una bocca semita: Bethjan. Ad ogni modo da un fondo quale, o per i suoi edifici chiamavasi Ad Bethianum, ovvero per la gente che lo possedeva chiamavasi Vettianus, come Vettianus chiamavasi l'altro fondo che questa gente possedeva tra Poggio Cinolfo e Carsoli ". A maggior chiarimento si deve aggiungere che, secondo il De Vecchi-Pieralice, la gens Vettia o Vezzia fu indigena nei Marsi, dal quali poi si trapiantò a Roma, ed il suo nome derivava da " Bethia " che in linguaggio semita significava " Casa di Dio.", perché la detta gente apparteneva alla classe sacerdotale.
 
Rievocati brevemente i fasti della gens Vettia e di alcuni suoi personaggi importanti, l'autore si chiede ove fosse il tempio, nel quale si adorava Phorce - da cratere bollente divenuto lago fangoso, Phum-sin  (17), cioè il dio-Fucino, e risponde: " Colà dove questo luogo chiamasi " Casa di Dio " nel linguaggio di quel popoli stessi, che avevano imposto al Fucino il nome, cioè in Bethia. E quel fondo, quella terra che cingeva quel tempio, si chiamò il fondo, la terra (scrive il semitico) Ath-Beth-jan, perché l'a in fine di parola ha il num quiescente. Ponetelo in latino ed avrete: Ad Vettianum. E la gente che intorno a quel tempio abitava e che aveva cura di quel tempio si chiamava Vezzia: gente della " Casa di Dio " ".
 
Or dunque il nome di Avezzano risalirebbe al latino Ad Vettianum. corrispondente al semitico Ath-Beth-jan, che si fonda su Bethia, da cui deriva la denominazione della Gens Vezzia, facente parte della casta sacerdotale dei Marsi. Fra le tante incerte e possibili, una versione sembra ora indubitabile, quella cioè che sostiene che l'origine del nome di Avezzano debba rinvenirsi nel cognomen di qualcuna delle famiglie patrizie, che abitarono nella zona o che quivi possedettero, ville o fondi.
 
Tenute perciò presenti tutte le considerazioni, sin qui fatte intorno alla etimologia del nome della nostra città, non rimane che accettare, come la più attendibile, la tesi che fa derivare il nome di Avezzano dal cognomen della famiglia Vezzia o Vettia, la quale possedeva un praedium nella località, presso cui ebbe a sorgere il primo agglomerato di abitazioni Ad Praedium Vettianum -, donde la denominazione semplificata di Ad Vettianum volgarizzato in Avezzano con processo linguistico naturalmente normale. La tesi è confortata dal fatto che la famiglia Vettia o Vena oVezzia esisteva nella regione marsa sin da epoca di molto precedente la guerra sociale, tanto che fra i dodici generali alle dipendenze dei Consoli Q. Poppedio Silone, marso, e C. Papio Mutilo, sannita, nella lotta contro Roma, si annoverava Q. Vezio Scatone, già Questore dei Marsi, il quale si acquistò grande fama di capitano valoroso e tenace. Si ricorda che quando avvenne la sottomissione della sua gente, egli non si ritirò, preferendo seguire Poppedio nella resistenza; ma, poco prima della capitolazione di Ascoli, attaccato da Gneo Pompeo presso Fermo, venne sconfitto e fatto prigioniero; un suo servo fedele, che era con lui, fulmineamente con la spada, presa da un soldato romano, lo trafisse per liberarlo da tanta sventura, uccidendo poi se stesso: Seneca ne fa cenno nel De Beneficiis (18). Nella contrada CasteIrotto, tenimento di Pescina, furono rinvenute, l'una vicina all'altra, le seguenti due iscrizioni:

Q. VETTIO. C. IIII. VIR. I. EX. TESTAMENTO

F. SILONI. OPPIA P. F. D. 0. ARBITRATU. OPPIAE. P. E. UXSORIS

per cui il Colantoni ritiene che le famiglie di Vezzio Scatone e di Poppedio Silone fossero unite da vincoli di parentela (19).

Da poco tempo, è stata notata nel Fucino a qualche chilometro dall'abitato di Ortucchio, una iscrizione inedita su pietra rettangolare, delle dimensioni di cm. 90X60X30, e con lettere mutili di buona fattura:

P. VETTIUS ......

.... AUGUR (20).

Tale recente rinvenimento conferma ancora di più la diffusione della gens Vettia in ogni zona della Marsica, nonché l'appartenenza di suoi membri alla casta sacerdotale, secondo la tradizione della famiglia. Inoltre Vezzio Vezziano della stessa gens Vettia è ricordato quale oratore e dotto giureconsulto; Cicerone dice di lui: " Quintus Vettius Vettianus e Marsis, quem ipse ego cognovi prudens et in dicendo brevis " (21). Egli fece parte dell'ambasceria dei Marsi presso il Senato Romano, per convincere Roma a concedere ai popoli italici il diritto di cittadinanza, onde evitare il ricorso alle armi. Ma la sua prudente eloquenza non riuscì a servire la causa nell'estremo tentativo di conciliazione, perché il Senato Romano non accolse l'ambasceria, dichiarando che l'avrebbe ascoltata solo dopo le riparazioni alle offese, che Roma aveva subito dal popolo di Ascoli (22).

Non è fuori luogo ricordare altri personaggi della illustre gens Vezzia, la fama dei quali torna ad onore della regione marsa, da cui trassero origine come tutti gli storici sostengono concordemente. Durante l'età dei Gracchi e di Silla (130-80 a. C., circa) visse Vezzio Filocomo (23), il quale fu grammatico nel senso più specifico della parola e volse i suoi studi all'opera del contemporaneo ed amico Gaio Lucilio, autore delle " Saturae ". Una singolare storica coincidenza invita ad una breve, ma non inutile digressione: si rammenta che Gaio Lucilio era nato in Suessa Aurunca, l'attuale Sessa in provincia di Caserta; nel territorio del Comune di detta città sorge una frazione, che si chiama Avezzano, anch'essa, sembra, di origini antiche. In detto paese Agostino Nifo, sessano, celebre filosofo del Rinascimento, tenuto in grande stima ed amicizia dall'imperatore Carlo V d'Asburgo e dal papa Leone X de' Medici, aveva dei possedimenti e vi condusse a termine l'opera " Physicorum libri octo " (completum in Aviano rure nostro, 15 maggio 1506, scrive testualmente il filosofo), come si apprende da un interessante scritto di Giuseppe Tommasino (24).
  
L'autore in questo suo scritto ricerca, fra l'altro, l'etimologia di Avezzano in quel di Sessa, e conclude che il nome di tale paese debba derivare dal cognomen di qualcuna delle tante famiglie romane, le quali, discendenti dalla gens Avia, sopravvissero alla caduta dell'Impero. Si può invece pervenire, in questo caso, alla soluzione identica a quella riguardante la nostra città. La considerazione infatti che l'amicizia tra il grammatico ed il poeta satirico possa spiegarsi, ponendola in relazione con il luogo natale di Lucilio e con un " praedium " della famiglia di Vezzio Filocorno in quel territorio, condurrebbe agevolmente a ritenere che il nome di Avezzano, dato al detto paese, sia dovuto proprio alla presenza della Gens Vettia anche in quella zona sin dall'epoca repubblicana. Plinio (25) dichiarò celebre Vezzio Valente, medico di grande rinomanza in quel tempo, che fu noto anche per la sua eloquenza e per avere fondato una nuova setta medica. Scrisse di lui anche Tacito (26), il quale ritenne che Claudio l'ebbe a condannare a morte, perché complice negli adulteri di Messalina; ma sembra trattarsi di persona diversa da quella menzionata, secondo il francese M. Gouler (27). Procuratore di Nerone fu Marco Vezzio Marcello, che viene ricordato nella seguente lapide conservata in Chieti:

M. VETTIUS. MARCELLUS. PROC. AUGU STORUM. ET. ELVIDIA. G. F. PRISCILLA MARCELLI. S. P. F.

Nell'anno 242 d. C. durante l'impero di Gordiano III, rivesti la carica di console Caio Vezzio Attico, e nell'anno 286 d. C., sotto Massimiliano, fu console Vezzio Aquilino: dopo essere stato prefetto di Roma nel 315 d. C., Vezzio Rufino fu console nell'anno 323. Vezzio Agorio, pretestato, nell'anno 367 d. C., durante l'impero di Valente, fu prefetto di Roma, nell'anno 384, durante l'impero di Valentiniano 11, fu prefetto del pretorio e l'anno seguente venne fatto console. Si ricorda infine che, nell'anno 527 d. C. fu console Vezzio Agario Basilio Mavorzio, il quale dimostrò amore per le lettere, tanto che il suo nome si rinviene in qualche antichissimo codice di componimenti poetici oraziani, che furono oggetto di suo commento.

A maggior sostegno della tesi dianzi esposta cioè che la Gens Vettia ebbe origine e sviluppo nella Marsica si possono citare altri esempi di famiglie potenti, proprietarie di fondi o territori più o meno estesi nella Marsica, le quali diedero il nome a località o a paesi, come le famiglie Manlia, Varia, Roscia, Porcia, etc., da cui trassero le loro denominazioni Magliano, Val de' Varri, Rosciolo, Porciano, etc.; basti riscontrare l'interessantissima opera di Giovanni Pansa, da Sulmona, nel capitolo "Toponomastica leggendaria dell'Abruzzo e della Sabina, derivata dalle fonti epigrafiche" (28).


Note

(1) ANDREA BACCIO: De vìnis Italiae - lib. V.CAMARRA: De Teate antíquo - edit. Romae an. 1651, per MancIph.
(2) Muzio FEBONIO: Historia Marsorum - libro III, pag. 144. 
(3) M. FEBONIO: Historia Marsorum -- libro III, papi. 144.
(4) PIETRO ANTONIO CORSIGNANI: Reggìa Marsicana - parte prima, pag. 376, 377, ed. Parrino, Napoli, 1738. 
(5) ANDREA Di PIETRO: Agglomerazione delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi - Tip. Magagnini, 1869, Avezzano, pag. 173.
(6) T. BROGI: La Marsica - tip. Salesiana, Roma 1900, pag. 270.
(7) Vedi pag. 710 del presente. 
(8) ROSATO SCLOCCHI: Storìa dei Marsi dalle età più antiche al 1911 Tip. Vecchioni - Aquila 1911 - parte I, pag. 113.
(9) L. COLANTONI: Storia dei Marsi pag. 8.Ed. Carabba - Lanciano, 1889.
(10) Muzio FEBONIO: opera citata - libro III, pag. 144. (11) Edito dalla tipografia dei Monasteri - subiaco 1916, pag. 24.
(12) ROSATO SCLOCCHI: Storia del' Marsi - Tip. Vecchioni, Aquila, 1911 - parte 1, pag. 113.
(13) GIOVANNI PANSA: Miti, leggende e superstizioni d'Abruzzo - Sulmona, 1924 Tip. U. Caroselli, vol. 1, pag. 206.
(14) M. E. FERNIQUE: Inscript. inedit. du Pays des Marses, Paris, Tho rin, 1879, pag. 12, n. 36.
(15) GIACINTO DE VECCHI - Pieralice - Avezzano - scritto inserito nella " Guida Storico-Artistica delle regioni attraversate dalla nuova ferrovia da Roma a Sulmona " di Luigi Degli Abbati.
(16) Luigi DEGLI ABBATI: opera citata - pag. 133.
(17) Il lago Fucino non era di' origine vulcanica, ma carsica Vedi RICCARDI: Le acque continentali - Corso di Geografia - Università di Roma, 1941 - pag. 64-65.
(18 ) t. 2, 1. 3, c. 22, ed. Pomba, Torino, 1828.
(19) L. COLANTONI: Storia dei Marsi ed. Carabba, Lanciano, 1889, pag. 172, 173. (Mi é stata notata per la prima volta dal prof. Vincenzo D'Arpizio di S. Benedetto dei Marsi, studioso di storia e di archeologia locali.)
(21) CICERONE: Brutus de claris oratoribus - cap. 46 - Lipsia 1864. 
(22) Nell'anno 91 a. C. in Ascoli, che partecipava alla Lega Italica, venne trucidato Servilio, proconsole del Piceno, con tutti i suoi, nonché i romani residenti in Ascoli ed i loro amici. Fu il segnale vero e proprio dell'insurrezione, alla quale parteciparono i popoli italici, come i Marsi, i Sanniti, i Peligni, i Piceni.. i Vestini, i Marrucini, i Frentani, gli Irpini, i Venosini, gli lapigi ed i Lucani, ai quali si aggiunsero dopo i Campani ed i Bruzi e quindi gli Etruschi e gli Umbri.
(23) A. ROSTAGNI: Lineamenti di Storia della Letteratura Latina - Moridadori 1954, pag. 121.
(24) G. TOMMASINO: Tra umanisti e filosofi - Tip. Golini, MaddaIoni, 1921.
(25) PLINIO: Nat. Hist. libro 29 cap. l. 
(26) TACITO: Annales, libro 21, cap. 35.
(27) TIRABOSCHI: Storia della Lett. Ital. libro 1 cap. VI. 
(28) G. PANSA: opera citata - vol. 1, pag. 199 e seguenti.

 

 
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